L’alchimista contadino risvegliando

alchimista-contadinoNello spazio di realtà delle mie domeniche mattina, spesso incontro un signore romagnolo che io chiamo “l’alchimista contadino risvegliando”.
È un tipo alto, sui 55 anni, con le guance rosse e screpolate, tipiche di chi fa quel mestiere.
Parla un linguaggio semplice, di una semplicità devastante, con una voce calda, decisa e pulita, tipica di chi ha poca paura e una buona forza interiore.

Lo incontro in una piazza di paese, dove lui vende le verdure che coltiva.
Sul banco – tra le cassette, sparsi tra le rape, le rosole e i finocchi – tiene anche dei volantini informativi sui pericoli delle vaccinazioni ai bambini.
Sì, non è un tipo standard.

Appoggiato sbilenco sulla cassetta della rucola, tiene anche un libro, di ultima generazione, riguardante il rapporto tra il buon cibo e la salute. Ovviamente il libro lo maneggia insieme alle verdure, quindi, pur essendo un testo nuovo, è già tutto imbrattato di terra.

“Contadino”, perché fa il contadino, cioè coltiva frutta e verdura in Romagna e poi si presenta ai mercatini nelle piazze paesane.
“Alchimista risvegliando”, perché pratica alchimia interiore. Anche se non so se ne è consapevole. Forse certe pratiche lui le chiama diversamente.

Una domenica di due anni fa – mentre attendevo il mio turno per acquistare l’insalata – questo alchimista mascherato da verduraio stava spiegando ad una signora attempata il “corso di alchimia interiore” da lui seguito. E le diceva (con la “esssse” tipica di noi romagnoli):

“Ascolti Signora. Qualche anno fa, in un bar, ho comprato un cioccolatino e dentro ho trovato un messaggio. C’era scritto: “In qualsiasi attimo della vita, ciò che provi interiormente dipende da come la prendi”. E ho pensato che – porca miseria – era vero!
Allora l’ho tenuto a conto e l’ho attaccato con lo scotch sulla calcolatrice, quella che uso ogni mattina e ogni sera per fare i conti. Sto’ bigliettino l’avrò letto ormai migliaia di volte; che mi è entrato nella testa.
E adesso, ogni volta che mi accorgo di provare stress o paura – e capita più volte al giorno –  mi fermo un attimo, faccio un respiro, e mi ripeto che “dipende da me”.
Stò un po’ lì, e poi pian piano migliora!
Delle volte è più facile, delle volte meno”.

La signora, ascoltandolo, rimase stupita. Forse non tanto per il concetto espresso – che di certo non era dei soliti che si ascoltano ai banchi del mercato domenicale – , ma credo piuttosto per il timbro, la forza, la vibrazione della voce dell’alchimista mascherato.

Io assistetti al dialogo e pensai che quest’uomo aveva imparato i principi della trasmutazione interiore facendo decisamente molti meno corsi di me.

Domenica scorsa l’ho incontrato ancora, come altre volte, e stavolta ci siamo messi a parlare di economia e agricoltura. E mi ha detto:

“Vedi, le rivoluzioni si fanno dal bassso!
Deve maturare la testa della gente, non quella dei politici. Io ho comprato 500 alberi da frutto di quelli originari. Sono tante tipologie diverse di mele, quelle di una volta. Li ho piantati distanti tra loro, se no soffrono, e gli faccio il prato sotto, perché così si mantiene l’umidità. E le mele, che sono squisite, le dovrò vendere vicino a casa, perché queste non reggono mica i tragitti dei frutti artefatti  prodotti per i mercati globali.
E sta nella gente, di cambiare testa!
Perché han voglia a sbraitare contro i politici sulla questione dell’olio d’oliva algerino importato in Italia… Se dicessero la verità, direbbero che agli europei gli piace andare a prendere i soldi nelle altre nazioni, a casa degli altri, e però impedire agli altri di venire a prenderli a casa nostra!
Questa è la questione.
Ma questo è un comportamento da ragazzini presuntuosi, mica da cittadini adulti!
Facile vedere sempre e solo la pagliuzza negli occhi degli altri senza vedere la trave nei nostri!
Se vogliamo un altro mondo, dobbiamo iniziare a pensar di coltivare buon cibo per noi stessi, voler bene alla nostra terra, proteggerla, e smettere di andare per il mondo a rompere i maroni agli altri!”

Pagata l’insalata, l’ho salutato contento, dicendogli: “Quando compro un terreno in collina, ti chiamo a darmi consigli”.

E poi ho un presentimento: lui è di quelli che ce la faranno.
Perché lui sta cambiando sé stesso, e alla sua terra, alle sue piante da frutto, ed ai suoi clienti, gli vuole bene!

Buona vita.
Sandro

 

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