“È quella rabbia lì! Il bambino interiore di cui potresti occuparti”.
Mi disse questa frase con una voce dolce, mentre guardava verso terra, tranquillo.
Io gli risposi: “Ma io non voglio occuparmi del bambino interiore. Credo sia meglio puntare ad elevarmi al di sopra, a trascendere la personalità, come insegnava Gurdjieff e molto prima anche Gesù”.
Mi sorrise con tenerezza.
Restò un attimo in silenzio e riprese a parlarmi.
“Dunque non hai fiducia in coloro che hanno proseguito dopo Gurdjieff ad offrire istruzioni sempre più precise per conoscere se stessi e svegliarsi gradatamente?
Citandone solo alcuni: Jung, Assagioli, Perls, Naranjo… hanno dato davvero tante buone indicazioni per migliorare il sentiero del miglioramento personale e dell’elevazione spirituale insieme.
Sarebbe un po’ come voler continuare ad arare un campo con la sola zappa – come si faceva nel 1920 – anche dopo che l’Esistenza ha mandato tutti coloro che hanno inventato le motozappe e i trattori”.
Mi sorrise ancora.
E poi continuò.
“Ma restiamo su quella rabbia. Anche Gurdjieff consigliava di sviluppare la capacità di portare attenzione a quei momenti in cui avvengono in noi degli ‘shock energetici’, lui pare li chiamasse così. E suggeriva che, in quei momenti, è molto utile portare attenzione alle sensazioni fisiche e alle emozioni, che accadono contemporaneamente.
Dunque, non è forse il momento in cui sorge quella rabbia lì, il momento in cui occuparsene?
Non sono forse le stesse sensazioni fisiche e gli stessi sentimenti emotivi di cui occuparsi?
Che differenza c’è a chiamarle ‘reazioni del bambino interiore’ o più genericamente ‘meccanismi della personalità’?
Non stiamo forse parlando degli stessi attimi a cui portare attenzione?”
Io lo ascoltavo tranquillo e dubbioso.
E lui continuò con dolcezza.
“E se in quegli attimi, oltre a cercare di essere presenti nel qui e ora, vi fossero degli esercizi, delle piccole azioni da fare e molto utili a recuperare energie e vitalità?
Intendo esercizi ideati e sviluppati da quegli esperti di psicologia che sono venuti dopo, e che la Vita continua a proporci”.
Ammetto che quando mi fece questa domanda, iniziai a provare una leggera agitazione. E questo primo dialogo finì così, senza la mia risposta, e senza che lui continuasse con le domande.
Poi ci furono altre volte, altri momenti di dialogo.
Buona vita!
Sandro
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